Il CAI ha definito una scala delle difficoltĂ sulla base delle seguenti caratteristiche: il fondo del terreno, la lunghezza del percorso, il dislivello e la quota, lâesposizione, le eventuali difficoltĂ di orientamento.
I facili sentieri di fondo valle, i percorsi brevi con modesti dislivelli ed assenza di tratti esposti, per essere affrontati in tranquillitĂ non richiedono particolari preparazioni.
Andare in montagna significa spesso camminare per ore in ambienti impervi che sottopongono l'escursionista a fatiche non trascurabili; le lunghe passeggiate vanno affrontate solo con una buona preparazione fisica, cosĂŹ come i posti piĂš inaccessibili richiedono passo fermo e sicuro per essere raggiunti.
Le escursioni piÚ lunghe ed impegnative vanno affrontate solo con allenamento già consolidato; in ambienti difficili ed isolati non conviene farsi sorprendere dalla spossatezza o, peggio, dallo sfinimento. Quindi, è giusto parlare di preparazione fisica ma senza trascurare quella psicologica, specialmente quando si affrontano percorsi isolati o, ad esempio, escursioni in alta quota.
Lâuso di due bastoncini telescopici da escursionismo può costituire un valido aiuto per ottimizzare le energie e migliorare lâequilibrio, specialmente quando si porta uno zaino pesante in spalla.
Unâattenzione particolare va spesa per lâattrezzatura che in montagna, relativamente al percorso affrontato, devâessere scelta con giudizio. Fare lo zaino è un poâ unâarte perchĂŠ significa far conciliare il peso, che deve essere il piĂš ridotto possibile, con la capacitĂ di portare tutto ciò che può servire durante la gita, pensando anche di dover risolvere piccoli inconvenienti. Meglio uno zaino dalle dimensioni non esagerate, ben fermo sulle spalle, senza oggetti che penzolano fuori rischiando di impigliarsi e di sbilanciare il nostro cammino.
Deve essere scelto secondo il criterio degli strati sovrapposti: indumento intimo che veicola il sudore, capo termico intermedio che isola, giacca esterna impermeabile e traspirante. La protezione dal freddo e dalla pioggia, in inverno ma anche dâestate, giĂ dalle quote non particolarmente elevate, è molto importante; un piccolo ricambio asciutto (da conservare in un sacchetto impermeabile) a volte è prezioso per cambiare indumenti bagnati ed evitare pericolose perdite di calore corporeo.
Mai va tralasciato il copricapo perchè proprio dalla testa che viene dissipata una grande quantitĂ di calore; ricordarsi che dal troppo caldo in montagna non è mai morto nessuno, di freddo si. I pantaloncini corti sono piĂš consoni alla spiaggia che alla montagna. Un abbigliamento dai colori vivaci serve a farsi vedere, cosa assai utile in caso di difficoltĂ . Le calzature rivestono un posto di primâordine; ne esistono di tutti i tipi e per tutti i gusti ma sempre devono risultare comode, con suola scolpita ed abbastanza robusta (rigida se si affrontano nevai o ghiacciai, con la possibilitĂ di calzare i ramponi), preferibilmente impermeabili e fascianti la caviglia. Sempre da sconsigliare, se non per attivitĂ sportive che non si collocano propriamente nellâambito escursionistico, sono le calzature basse e leggere.
Ă altrettanto vero che lâunico attrezzo indispensabile in montagna, alla fine della sicurezza, è e rimarrĂ sempre e solo la testa. Affidare quindi la nostra incolumitĂ ciecamente ad attrezzature e strumenti complicati non solo sarebbe sbagliato ma potrebbe, paradossalmente, indurre ad un senso di falsa sicurezza. per camminare in sicurezza.
Lâalimentazione di chi pratica attivitĂ escursionistica, specie se impegnativa e prolungata, deve essere sana ed equilibrata; un regime alimentare sano è importante non solo durante la gita ma anche in generale. Assumere cibi senza una regola precisa, non solo durante lâattivitĂ fisica, può giocare brutti scherzi ed indurre presto a disagi o addirittura allo sfinimento.
Durante lâescursione è meglio preferire cibi leggeri e facilmente assimilabili. Una particolare attenzione va data allâassunzione di liquidi; bere spesso e poco ricordando che lâacqua di fusione non contiene sali e non disseta mentre gli alcolici, in quanto vaso dilatatori, sono sempre sconsigliati in montagna specialmente con temperature fredde.
Infine ricordiamoci che nelle escursioni in montagna si ha la necessità di bruciare parecchie energie e che, per evitare pericolose carenze alimentari, non è comunque il luogo ed il momento per fare diete e cure dimagranti.
Sono unâottima opportunitĂ di avvicinamento alla montagna per appassionati neofiti che possono accostarsi, approfittando dellâesperienza di amici ed accompagnatori esperti, allâambiente montano in modo graduale e âprotettoâ. Il gruppo però non può essere inteso semplicemente come fatto di mera compagnia perchĂŠ, in modo piĂš o meno marcato, può generare problemi dâorganizzazione della gita; la sua gestione devâessere ragionata e garantita ovvero, in gruppo si parte ed in gruppo si ritorna.
SarĂ quindi importante razionalizzare le difficoltĂ del percorso in base al gruppo che deve risultare omogeneo e gestibile. Escursionisti di pari capacitĂ riusciranno meglio a condividere tempi di marcia e difficoltĂ del percorso che, diversamente, non potranno essere affrontati da persone inesperte o poco allenate. Un discorso particolare va riservato ai bambini che, quando presenti, devono ottenere tutta lâattenzione di chi li accompagna; una scelta oculata del percorso ed una organizzazione dei tempi di marcia saranno essenziali ai fini della buona riuscita della gita.
Anche il numero eccessivo di partecipanti non aiuta a mantenere compatto il gruppo; in alcuni casi meglio formare piĂš gruppi, con al massimo una decina di partecipanti, che possono, anche su terreno impegnativo o in caso di mal tempo, rimanere uniti con un apri-gruppo ed un chiudi-fila. Purtroppo, anche in casi recenti, si sono verificati incidenti assurdi accorsi a escursionisti abbandonati dal gruppo. Pensando che alcuni di questi incidenti sono avvenuti in ambiente appenninico (troppo spesso sottovalutato!) durante il perversare di una bufera, quando il gruppo doveva maggiormente garantire la propria auto protezione, la cosa risulta ancor piĂš assurda.
Questa mentalitĂ aumenta il nostro per camminare in sicurezza margine di sicurezza. Quindi, in caso di necessitĂ , lo zaino sarĂ un prezioso bagaglio dal quale poter estrarre un piccolo kit di pronto soccorso (cerotto, disinfettante, garza sterile e benda elastica), un coltello multiuso, un maglione, una giacca impermeabile ed antivento, una pila frontale, dei fiammiferi, cibo e bevande di ristoro. Soprattutto le bevande non vanno mai dimenticate perchĂŠ essenziali per combattere la stanchezza e riguadagnare la giusta calma per affrontare ogni piccolo inconveniente.
Dâinverno, con clima rigido, un thermos con bevanda calda è una risorsa preziosa. Una pila frontale oltre ad illuminare il sentiero quando si fa tardi, sarĂ un utile mezzo per lanciare di notte, in caso di difficoltĂ , un segnale di richiesta dâaiuto. Utile in caso d'emergenza sarĂ il telo termico foglio leggero di materiale plastico alluminizzato) ed un sacco grande della spazzatura (ad esempio, come âsacco a peloâ d'emergenza). Con poco peso sulle spalle si è in grado di risolvere molti problemi.
Affrontare situazioni meteorologiche avverse in montagna (temporali, fulmini ed altro) non è mai cosa raccomandabile! Esistono oramai molti sistemi di previsione facilmente accessibili ed estremamente affidabili; programmare una qualsiasi attivitĂ in montagna senza la consultazione di un bollettino meteo è semplicemente sinonimo di incoscienza. Le manifestazioni di maltempo che possono coinvolgere lâescursionista che frequenta facili sentieri a bassa quota non sono, di regola, cosĂŹ gravi come quelle che interessano chi affronta, ad esempio, l'alta montagna, tuttavia non va dimenticato che alcuni fenomeni possono creare condizioni ambientali molto critiche.
I temporali costituiscono una notevole insidia per chi pratica lâattivitĂ escursionistica in montagna. Oltre ai rischi dovuti alle scariche elettriche vanno considerati anche quelli derivanti dalle precipitazioni, dal freddo, dal forte vento improvvisi. Nelle lunghe escursioni, in vie di roccia o ferrate di una certa lunghezza, bisogna prestare particolare attenzione alle previsioni e ai segni del tempo in modo da ridurre al minimo il rischio di trovarsi alle prese con il maltempo nel bel mezzo dellâascensione, specialmente in assenza di rapide e sicure vie di fuga o di rifugi dove ripararsi.
Le nubi temporalesche che manifestano attivitĂ elettrica si chiamano âcumulonembiâ e sono sinonimo di instabilitĂ atmosferica. Il ciclo di una cella temporalesca è molto breve ed in poche ore è possibile assistere allo sviluppo del fenomeno che risulta, anche per questa sua rapiditĂ , molto insidioso perchĂŠ non lascia il tempo per mettersi al riparo. Il temporale può durare a lungo quando nuove celle rimpiazzano quelle che si esauriscono. Il âtemporale di caloreâ si sviluppa, di regola, con il bel tempo, nel pomeriggio o di sera; spesso è isolato e dopo la classica sfuriata ritorna la calma. Questi fenomeni sono difficili da prevedere. Gli altri temporali sono legati al passaggio, in generale, di qualche âperturbazioneâ e si verificano durante una fase di maltempo piĂš lunga ed estesa, questi fenomeni sono piĂš facili da prevedere e quindi da eludere.
I temporali si evitano osservando attentamente le previsioni prima di organizzare la gita in montagna; meglio seguire piĂš di un bollettino, preferendo quelli che trattano la zona interessata con maggior dettaglio e derivano da fonti certe ed ufficiali (tralasciando le previsioni âfai da teâ e poco attendibili). Purtroppo, come giĂ detto, i temporali di calore si verificano anche durante i periodi di bel tempo e sono, di fatto, molto difficili da prevedere. La definizione di âtempo instabileâ è una sorta di segnale dâallarme.
Le ore pomeridiane e serali sono, di norma, piĂš a rischio. Durante la giornata si potranno osservare alcuni segni premonitori. Le nubi che si sviluppano rapidamente verso lâalto giĂ al mattino (cumulonembi) possono evolvere in nubi temporalesche, specie se il clima in fondovalle è molto caldo e umido. Le nubi piĂš alte evidenziano la direzione del vento in quota, che, con ogni probabilitĂ , è la direzione che seguirĂ lâeventuale nube temporalesca. Lâimprovviso arrivo di vento freddo può provenire da un vicino rovescio ed essere riconosciuto come segnale dâallarme. Il rumore che giunge dai tuoni impiega circa tre secondi per percorrere un km e da esso si può stimare in modo approssimato la distanza del temporale.
Qualora, nonostante tutte le precauzioni sopra elencate, verremo sorpresi dal temporale ecco quello che si consiglia di fare: bisogna evitare zone esposte, cime, creste, perchÊ questi luoghi sono maggiormente soggetti alle scariche. Importante sarà evitare i luoghi dove si può cadere, sentieri esposti, cenge, perchÊ i campi elettrici che si generano possono indurre a movimenti incontrollati. Meglio allontanarsi dalle vie ferrate, dalle croci di vetta, e se possibile, anche da chiodi, moschettoni, piccozze ed ogni oggetto metallico. Ci si può riparare in cavità o sotto strapiombi senza mettersi a contatto con le pareti rocciose ed umide, in tenda meglio sdraiarsi su un materassino isolante.
I percorsi in montagna presentano difficoltĂ molto differenziate, per questa ragione le escursioni vanno sempre programmate a tavolino attraverso la raccolta di informazioni certe o la consultazione di libri e manuali.
La scelta del sentiero da percorrere va commisurata alle capacitĂ degli escursionisti, ovvero alla capacitĂ e allâallenamento dei piĂš deboli che formeranno il gruppo (ricordiamo che questi, bambini compresi, nei tratti impegnativi dovranno procedere sempre a monte del compagno esperto, sia in salita che in discesa, e in posizione ravvicinata). Non va dimenticato che alcuni passaggi critici potranno essere superati in sicurezza solo con lâadeguato utilizzo di assicurazione con corda.
La scala delle difficoltĂ utilizzata dal CAI, e largamente diffusa, tiene conto di alcuni parametri importanti quali: la lunghezza del percorso, il dislivello da superare, la tipologia del terreno, lâesposizione, la difficoltĂ dâorientamento. Va comunque ricordato che le stagioni e le condizioni climatiche possono cambiare radicalmente le difficoltĂ dello stesso percorso.
La presenza di neve, una gelata non prevista, lâumiditĂ notturna su un prato scosceso, un temporale improvviso, peggiorano drasticamente le difficoltĂ di un itinerario, specie se non si ha la preparazione e lâattrezzatura adeguata per affrontare situazioni a priori difficilmente prevedibili.
I tempi di marcia vanno studiati prima e controllati durante la gita senza dimenticare che, in montagna, il tempo è prezioso. Anche nella bella stagione è utile partire presto al mattino per avere la sicurezza di ritornare o arrivare alla meta prima che faccia buio dovendo sopperire, a volte, anche ad inaspettate variazioni di percorso o a condizioni meteo avverse.